Il Carnevale in Val di Fassa non è solo una festa di maschere e coriandoli; è un rito ancestrale, un’esplosione di colori e suoni che squarcia il silenzio dell’inverno dolomitico per annunciare il ritorno della luce. Qui, tra le vette del Gruppo del Sella e della Marmolada, le tradizioni ladine si fondono con la leggenda, dando vita a quello che è considerato uno degli eventi più suggestivi e autentici di tutto l’arco alpino.
Il Fascino del Carnevale Ladino: Un Viaggio nel Tempo
Per comprendere appieno il Carnevale della Val di Fassa (o Carnascier de Fascia), bisogna immergersi nella cultura ladina. Questo popolo, orgoglioso delle proprie radici linguistiche e storiche, ha saputo preservare rituali che affondano le radici nel paganesimo e nelle credenze rurali. Il Carnevale rappresenta il momento di passaggio tra la morte dell’anno vecchio e la rinascita della primavera.
Le celebrazioni iniziano tradizionalmente il giorno di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) e raggiungono l’apice nel periodo che va dal Giovedì Grasso al Martedì Grasso. In questo lasso di tempo, le piazze dei paesi — da Canazei a Moena — si trasformano in palcoscenici a cielo aperto.
I Protagonisti: Le Maschere Guida
Il cuore pulsante del Carnevale fassano è rappresentato dalle “Maschere Guida”, figure iconiche intagliate magistralmente nel legno di cirmolo da artigiani locali. Ogni maschera ha un ruolo, un carattere e un destino preciso.
1. Il Laché
È la figura che apre i cortei. Vestito con abiti sgargianti, nastri colorati e un copricapo monumentale ornato di fiori e specchi, il Laché funge da ambasciatore e cerimoniere. È colui che chiede il permesso di entrare nei paesi e che guida la danza con eleganza e agilità.
2. I Bufons
Se il Laché è l’eleganza, il Bufon è l’irriverenza. Caratterizzato da un naso lunghissimo e prominente, il Bufon si aggira tra la folla prendendo in giro i presenti. La sua funzione è satirica: legge i “peccati” degli abitanti del villaggio, svelando segreti e debolezze con rime taglienti e umorismo sagace. È l’anima anarchica della festa.
3. I Marascons
Queste figure rappresentano la forza e la solennità. Indossano pantaloni di pelle, calzettoni bianchi e portano enormi campanacci (bronzi) legati alla vita. Il loro movimento è ritmato: saltellando all’unisono, creano un frastuono assordante che, secondo la tradizione, serve a risvegliare la terra dal letargo invernale e a scacciare gli spiriti maligni.
I Personaggi “Brutti”: I Molinêres e l’Om dal Bosch
Accanto alle maschere guida, si muovono figure più inquietanti e selvagge, che rappresentano il lato oscuro e indomito della natura.
* L’Om dal Bosch (L’Uomo del Bosco): Coperto di pelli, muschio e rami, rappresenta il legame viscerale con la foresta. È una figura primordiale, simbolo della natura che non può essere addomesticata.
* I Molinêres (I Mugnai): Vestiti di bianco e imbrattati di farina, si aggirano per le strade “infarinando” i passanti, un gesto che anticamente era simbolo di abbondanza e fertilità.
Le Tradizioni Locali: Da Penia a Campitello
Ogni borgo della Val di Fassa ha la sua sfumatura particolare.
Il Carnevale di Penia e Alba
Penia, la frazione più alta di Canazei, è la custode della tradizione più pura. Qui si mette in scena la “Mascherèda”, una rappresentazione teatrale in lingua ladina dove le maschere recitano canovacci improvvisati. È un momento di fortissima coesione sociale, dove la comunità si ritrova intorno alle proprie radici.
La “Gran Sfilata” di Campitello
A Campitello di Fassa, il Martedì Grasso esplode in una sfilata che attira turisti da tutta Europa. I carri allegorici, pur essendo moderni, mantengono sempre un legame con i temi della vita alpina, alternando la satira politica alla celebrazione dei mestieri di una volta.
Gastronomia: I Sapori del Carnevale
Non si può vivere il Carnevale fassano senza deliziare il palato. La cucina ladina offre piatti energetici perfetti per il clima invernale:
* Fasoi e brustolà: Una zuppa di fagioli densa e saporita.
* Fortaie: Frittelle dolci a forma di chiocciola, fritte nell’olio e servite con marmellata di mirtilli rossi e zucchero a velo.
* Crafons (Krapfen): I classici dolci ripieni di marmellata o crema, immancabili in ogni festa di piazza.
Perché Visitare la Val di Fassa a Carnevale
Visitare la Val di Fassa durante il Carnevale significa vedere le Dolomiti sotto una luce diversa. Non è solo sci (nonostante i comprensori come il Sellaronda siano ai vertici mondiali), è un’esperienza antropologica. È il profumo del legno intagliato, il suono dei campanacci che rimbomba contro le pareti del Rosengarten e l’accoglienza calorosa nei rifugi.
Un’esperienza per tutti
Che siate famiglie in cerca di folklore, coppie in cerca di un’atmosfera romantica e misteriosa, o sportivi pronti a godersi la neve perfetta di febbraio, il Carnevale offre qualcosa di unico.
Un Salto nel Blu: Il Parapendio Biposto
Se volete rendere la vostra vacanza davvero indimenticabile, dopo aver vissuto il fragore delle maschere in piazza, cercate il silenzio assoluto del cielo.
Immaginate di decollare dal Col Rodella o dal Belvedere di Canazei. Sotto di voi, i paesi in festa sembrano piccoli presepi colorati, mentre davanti ai vostri occhi si stagliano le pareti verticali del Pordoi e della Marmolada, ricoperte di un candido manto nevoso.
Il volo in parapendio biposto in inverno è un’esperienza mistica. Non serve alcuna esperienza precedente: sarete saldamente agganciati a un pilota professionista che si occuperà di tutto. Voi dovrete solo correre per pochi metri sulla neve e poi… il decollo. Sentirete l’aria frizzante sul viso e godrete di una prospettiva che nemmeno il miglior fotografo può catturare da terra.
Perché farlo a Carnevale? Perché è il momento in cui la valle è più viva. Vedere i colori delle sfilate dall’alto e poi atterrare dolcemente nei prati innevati vicino ai centri abitati è il modo perfetto per concludere una giornata di festa.
Conclusione
Il Carnevale della Val di Fassa è un invito a riscoprire la magia, a lasciarsi andare alla satira del Bufon e a rispettare il silenzio dell’Uomo del Bosco. È un viaggio dove il tempo sembra essersi fermato, pur scorrendo con l’allegria di una danza collettiva.
Non restate a guardare dalle quinte! Venite in Val di Fassa a vivere il Carnascier. Mascheratevi, assaggiate le fortaie e lasciatevi trascinare dal ritmo dei Marascons.
E una volta che avrete i piedi ben piantati nelle tradizioni, perché non staccarli da terra per un momento di pura libertà? Ti piacerebbe se ti aiutassi a trovare i contatti delle migliori scuole di parapendio della valle per prenotare il tuo volo sopra le maschere?





